Come tutto il territorio delle Petralie, la contrada Landro, che appartiene a Petralia Sottana, e che al censimento del 1961 contava 863 abitanti, presenta interesse sotto vari profili, naturalistici, geologici, archeologici, storici e sociali. Questi gli spunti che sono emersi da una prima ricerca.
Milioni di anni fa, un fondale marino
La zona è di particolare rilievo geologico. Infatti, per circa 4 km vi si sviluppa una scogliera di coralli fossili detta "Bioherma di Portella del Morto", di cui la parte più antica, risalente al tardo Miocene (circa 7,3 milioni di anni fa), affiora proprio a Portella del Landro, evidenziando coralli fossili di vari tipi (vedi foto).
 |
Corallo fossile del bioherma del Landro |
Già nell'800 il geologo Pietro Calcara (primo conservatore del Museo Geologico di Palermo) nella sua opera Ricerche geologiche sulla dolomite giurassica del Landro presso S. Caterina, così come il geologo Baldacci, nella sua Descrizione geologica dell'isola di Sicilia, rilevavano la particolare struttura dei monti del Landro, "unica di questo genere in Sicilia", costituita da strati in cui il calcare corallifero quasi interamente composto da coralli, si alterna in modo vario a strati di marne argillose e sabbiose, sabbie e arenarie, come illustrato nelle sezioni (vedi foto), tratte da pubblicazioni scientifiche dell'epoca.
Archeologia : il Passo di LandroLa conformazione naturale dei luoghi ne ha determinato l'importanza sin dalla Preistoria. Infatti l'ampio massiccio montuoso è attraversato da un percorso naturale, il c.d. Passo di Landro, che da sempre costituì per gli abitanti della zona un importante snodo viario di rilevanza strategica. Nella zona erano infatti presenti diversi importanti nuclei abitati in età sia preistorica che greco-coloniale, fra cui Terravecchia di Cuti e Cozzo Tutusino. Già nel Settecento, il marchese di Villabianca, nel suo testo "Della Sicilia Nobile" riferisce di ricorrenti ritrovamenti da parte dei contadini della zona, di monete di imperatori romani, di gran numero di vasi di creta, di urne sepolcrali e di varie colonne infrante di marmo con lapidi e iscrizioni dal tempo corrose.
Sono attualmente segnalate nell'area diverse tombe a grotticella scavate nella roccia.
 |
Da Della Sicilia Nobile |
Feudo dal 1258 al 1812
Nel Medio Evo il Landro divenne un feudo facente parte, insieme ad altri undici, della baronia di Belìci e appartenente all'Università (Comune) di Petralia Sottana. Ne furono investiti i Ventimiglia e poi i Cardona. Nel 1597 il feudo fu distaccato dalla baronia di Belìci e nel 1622 vi fu "appoggiato" un autonomo titolo di barone, di cui venne investito Giovan Forte Bonamico di Polizzi, che si stabilì a Petralia Soprana. Sua moglie Ramondetta, baronessa del Landro, fu quella generosa nobildonna che fra il 1610 e il 1611, si prodigò per la fondazione del convento dei Padri Riformati, cedendo le terre necessarie, e concluse la sua esistenza prendendo il velo.
La figlia di lei Antonia Bonamico si sposò poi con un esponente di una prestigiosa famiglia nobile della Petralia Soprana, i Lo Squiglio, trasferendo alla sua morte il titolo a suo figlio Pietro.
I Lo Squiglio, baroni del Landro
Possedevano il palazzo divenuto poi quello dei Pottino, che vediamo oggi in piazza del Popolo, così come molte delle costruzioni vicine, tanto che sino alla fine dell'Ottocento, la parte dell'odierno Corso Umberto I che da Piazza del Popolo giunge alla biblioteca comunale, prendeva il nome di via Squiglio. Il convento delle suore del Collegio di Maria poté essere istituito grazie ad una donazione dell'edificio da parte di questa famiglia.
I sepolcri marmorei familiari si trovavano nella distrutta chiesa del Carmelo, antistante il palazzo.
 |
Lapide funeraria Lo Squiglio |
Museo Civico di Petralia Soprana
I lo Squiglio, provenienti da Roma, si erano stabiliti anche in varie altre città siciliane fra cui Polizzi. Il loro nome derivava dal latino "Esquilius" (cavaliere), titolo posseduto da Cintio, primo del casato a giungere nell'isola nel Duecento. A Soprana si distinsero Giacomo Gerlando e Pietro Gerlando.
Nel 1793 il Landro passò dalla famiglia Lo Squiglio a quella dei Notarbartolo.
La masseria
Al Landro era presente una masseria di una certa importanza di cui permangono vestigia riattate. Francesco Figlia nel suo libro Il Seicento in Sicilia riferisce che in quel secolo, proprio nei pressi della masseria, era stato segnalato un episodio di brigantaggio che aveva suscitato notevole allarme: alcuni bordonari erano stati costretti sotto la minaccia delle armi a consegnare a due noti scorridori dell'epoca, l'intero carico che trasportavano con la retina di muli. Come precisa il Villabianca, il feudo era di 500 salme, secondo la misura della corda della Città di Palermo e di Termine; molto abbondante di acque e di ogni sorta di caccia, e per la fertilità del terreno quasi tutto coltivabile, produce grano, orzo, vino e mele d'ottima qualità.
 |
Vecchi edifici del Landro |
La chiesa
Sono ancora visibili i ruderi della chiesetta del feudo, di ignota origine, menzionata in un anonimo documento del 1880 presente nell'archivio parrocchiale di Petralia Sottana.
 |
L'altare della chiesetta invasa dalla vegetazione Foto di Peppino Bongiorno |
Essendo il Landro una zona di passaggio, vi si trovava una locanda, ove in precedenza, nel '700, come riferito dal Villabianca, erano stati presenti un fondaco, case rusticane, una chiesa e un gradito giardino.
Una stazione di posta
Sotto l'amministrazione borbonica e precisamente a partire dal 1839, al Landro ebbe sede uno dei 24 rilievi di posta della Vettura Corriera da Palermo nella linea di Messina via delle Montagne.
Era una stazione di cambio dei cavalli della vettura ed era situata presso il Fondaco di Landro, quello che ancor oggi si ricorda come a Lucanna o Lànnaru.
 |
Il cambio dei cavalli alla stazione di posta in un dipinto ottocentesco |
Interposta fra i rilievi di Vallelunga e di S. Caterina Villarmosa, la stazione copriva un tratto di 12 miglia e assicurava sei cavalli.
Dalla relazione di un'ispezione del 1850 apprendiamo che presentava, come diversi altre della stessa linea, parecchie carenze: mancavano il "maestro di stalla", la trombetta, la tariffa ed il fanale. Lo stemma reale sulla porta era piccolo e non conveniente.
 |
Vettura corriera a sei piazze - 1848. Tratta dal volume "I francobolli degli ultimi Re" di Nino Aquila |
Troviamo quindi menzionata la Locanda del Landro nelle maggiori guide per viaggiatori dell'epoca, come la Nuovissima guida del viaggiatore in Italia del 1845 oppure L'Itinéraire descriptif, historique et artistique de l'Italie del 1863, o ancora il londinese Bradshaw's illustrated hand-book to Italy, volume 30, del 1895.
XX secolo: un borgo rurale mai realizzato
Nel 1941 l'Istituto Vittorio Emanuele III per il bonificamento della Sicilia e poi nel 1955, l'Ente per la Riforma Agraria Siciliana, pianificarono, fra i borghi e le scuole rurali del comprensorio "Serra Fichera-Stazione di Vallelunga" la creazione di vari borghi, fra i quali Vicaretto e Tùdia, così come la realizzazione di una scuola in contrada Landro.
Nel 1956, la località era abbastanza popolata: al censimento del 1961 risultava che a Landro, frazione di Petralia Sottana, vivessero in case sparse 863 persone.
Per cui si decise di creare in questa ultima località un borgo di tipo C, che avrebbe compreso anche l'edificio scolastico e una chiesa. Il progetto non venne poi però realizzato.
La scuola rurale
Ce ne fornisce una descrizione il famoso scrittore Piero Chiara nel suo romanzo autobiografico Con la faccia per terra, scritto nel 1961. Il libro evoca il viaggio da lui compiuto con il padre, che era nato e cresciuto a Resuttano, a rivedere i luoghi delle sue origini. Chiara visitò la scuola, installata in un vetusto locale. Riportiamo il brano relativo:
"La maestra ci fece entrare nel suo locale, che era la scuola del Landro, con tre piccoli banchi rosicchiati dai topi e una tenda che nascondeva il letto, un focolare, un grosso pitale a colonna, una sedia e un cassone, La maestra, una donnetta sulla trentina di Petralia Sottana, viveva tutto l'anno al Landro per far scuola a dieci o dodici bambini di ogni età, alcuni dei quali venivano da una masseria cinque chilometri più a valle.
Qui - disse Biagio - i bambini riposano, Entrano che non sanno né leggere né scrivere e dopo qualche anno escono analfabeti".
Vuoi dire alfabeti ? - gli chiesi.
No - rispose- analfabeti. Perché una volta usciti di qui non leggeranno e non scriveranno più."
 |
Vecchia macina |
Cenni bibliografici
- Francesco Maria Emanuele e Gaetani, marchese di Villabianca, Della Sicilia nobile,
- Stato Generale delle Regie Poste e del servizio del Procaccio in Sicilia organizzato l'anno 1839. Palermo 1839
- Ispezione Guerriero del 1850 - Archivio di Stato di Palermo, Fondo Ministero delle Finanze, busta 773.
- L. Baldacci, Descrizione geologica dell'isola di Sicilia, Tipografia Nazionale, Roma, 1886
- Vincenzo Palizzolo Gravina, Il blasone in Sicilia : ossia, Raccolta araldica... Palermo, Visconti & Huber, 1875
-Antonino Mango di Casalgerardo, Nobiliario di Sicilia, Notizie e stemmi relativi alle famiglie nobili siciliane. (Palermo, A. Reber, 1912
- Mémoires de la Société géologique de France, Volume 93, Société géologique de France, 1961
- Soprintendenza Archivistica della Sicilia Archivio di Stato di Palermo, Protonotaro del Regno di Sicilia, Repertorio dei processi di investiture feudali dal 1452 al 1812
- Piero Chiara, Con la faccia per terra, 1961
- Nino Aquila, I francobolli degli ultimi Re, Giulio Bolaffi editore, Torino 1990.
- Peppino Bongiorno, Luciano Mascellino, Chiese e conventi di Petralia Sottana, usi maestranze e manufatti di sette secoli, Il Petrino, 2011
- Giovanni Gennuso, La Sicilia e le Madonie. Dalla Preistoria all'epoca bizantina. Pacini editore, 2019
Un ringraziamento a Domenico Gulino e Peppino Bongiorno
 |
A Lucanna o Lannaru |
© Testo protetto da copyright.
Ogni riproduzione anche parziale è vietata
Commenti
Posta un commento