PALAZZO POTTINO DI ECHIFALDO


Fra i molti palazzi prestigiosi del centro storico di Petralia Soprana, emergono le residenze ottocentesche appartenute ai vari rami di una delle sue famiglie nobili più influenti, nel XIX e XX secolo, quella dei Pottino. In particolare Palazzo Pottino di Echifaldo, di proprietà privata, ha conservato preziosi stucchi, affreschi, mobili d'epoca e dipinti originali, per cui dai tempi dei suoi fasti ad oggi, il suo aspetto appare sostanzialmente immutato.

Donna Maria Grazia Allegra
a destra il suo stemma di marchesa di Eschifaldo

Il palazzo prende il nome dal titolo di marchese di Eschifaldo (o in versione più moderna Echifaldo) spettante a questo casato, titolo originariamente assegnato nel 1710 al nobile Carlo Longobardi. Faceva riferimento ad un feudo situato in prossimità di Gangi, confinante con i feudi di Canneti e Cacchiamo. Indicato anche come Schifani o Schifaldi, rientra oggi nel territorio di Calascibetta. 


Pergamena di investitura 
della marchesa Maria Grazia Allegra


Nel 1792 donna Maria Grazia Allegra (o Gallegra) da Mistretta, rimasta vedova del nobile gangitano Francesco Benedetto Bongiorno, barone di Cacchiamo, Raulica e Capuano, acquistò dalla Deputazione del Regno il titolo di marchesa di Eschifaldo, perso dal suo precedente investito per debiti. 



Sepolcro di Maddalena Sgadari
e stemma dei marchesi di Eschifaldo
Cimitero di Petralia Soprana


La marchesa trasmise poi il titolo, che già allora era corredato del particolare stemma con aquila bifronte, al figlio Michelangelo Gregorio Bongiorno. Il titolo e questo blasone, tramite i Bongiorno, arrivarono prima alla famiglia Sgadari, in virtù del matrimonio fra Matteo Sgadari e Giuseppa Anna Bongiorno, e poi tramite la discendente Maddalena Sgadari, sposa di Michele Pottino, al figlio Francesco Pottino. Da Francesco, passarono poi al nipote Ernesto, figlio maggiore del fratello Gaetano Nicolò, il quale, a sua volta, nel 1926 li trasferì al fratello Ettore Eugenio Pottino per anticipata successione. 


Aristide Adolfo Pottino

Nel palazzo detto di Eschifaldo, o Echifaldo, che si affaccia su via Generale Medici, così come su Piazza del Popolo, dimorò invece con la sua famiglia don Aristide Adolfo Pottino (altro figlio di Gaetano Nicolò) nato a Petralia Soprana il febbraio 1879, commendatore dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro e sposato con Donna Teodora della famiglia Rinaldi, di antica nobiltà sopranese.



Teodora Rinaldi


Oggi il prestigioso edificio appartiene alla famiglia Sabatino.


Portone del palazzo in via Medici

Come in tutti le dimore gentilizie cittadine dell'epoca, i locali terranei erano adibiti a magazzini o ambienti di servizio e la famiglia viveva al "piano nobile", cui si accedeva tramite una scala imponente, dall'androne di ingresso. Ivi era possibile anche far attendere coloro che chiedevano "udienza" al nobile padrone di casa.


Ingresso
 e scala di accesso al piano nobile

Gli ambienti di rappresentanza si susseguono ad enfilade ma anziché uniformi come nei palazzi di un tempo, appaiono ispirati a precisi criteri di funzionalità, in una visione più moderna.
La prima stanza, dall'arredamento severo, è infatti lo studio ove il proprietario, seduto alla sua scrivania, riceveva i curatoli, responsabili di mandrie, i campieri, e in cima alla gerarchia, i sovrastanti, coloro che dirigevano le masserie, luoghi ove raramente metteva piede il padrone, e che venivano a cavallo in centro a portare notizie e a prendere ordini.


Aristide Pottino e Teodora Rinaldi 
a bordo di un altro modello di SCAT
con dei familiari
Collezione Pietro Cassaniti 



La vista dai balconi prospicenti
Piazza del Popolo 

A seguire, il salone della cappella, inserita in una nicchia richiusa da due ante, luogo ove si svolgeva il rito familiare del rosario serale, così come evocato ne "il Gattopardo", e dove la domenica mattina, un sacerdote poteva celebrare la messa per i soli membri della famiglia e per uno stretto numero di persone di servizio.


La cappella 

Si accede poi ad una serie di salottini raccolti in cui, coerentemente con il nuovo gusto di fine XIX secolo, i piaceri della rappresentanza cedono il passo a quelli dell'intimità. 





Si rinuncia qui all'etichetta in nome della qualità della vita e del confort. I salottini, più che ad impressionare il visitatore, saranno luoghi di riunione familiare e di incontro, ove le signore potranno dedicarsi al ricamo e alla conversazione. E godersi un buon tè caldo, con tazze riscaldate direttamente dall'armadietto ricavato all'interno di un termosifone.


Foto di Fulvio Croce
tratta dall'articolo di Maria Laura Crescimanno  
 pubblicato nella rubrica "Heritage" di Gattopardo Magazine settembre 2018

Un altro ambiente imponente è la sala da pranzo dai colori cupi e dai mobili severi e pesanti, carichi di intagli nel legno scuro. Tipico del gusto tardottocentesco è il prezioso soffitto ligneo a cassettoni.
Come spesso accadeva nel ceto aristocratico, i nobili delle Petralie erano tutti più o meno imparentati fra loro. Non è difficile immaginare in questa sala lo svolgimento ordinato di imponenti pranzi di famiglia, regolati dall'andirivieni del personale di servizio.



Dettaglio di un affresco del salone


Ma l'ambiente della dimora deputato per eccellenza a raccontare la supremazia sociale dei suoi proprietari, è ovviamente il grande salone delle feste, che in questo palazzo fu sede di un gran ballo in occasione della visita a Petralia Soprana del principe Umberto di Savoia.
La sontuosità dei parati rosso pompeiano e dei lambris di manifattura locale, fa da cornice ai raffinati affreschi del soffitto e al grandioso lampadario in cristallo, nello stile dell'epoca.
Qui si tenevano feste e balli, e qui si è assistito nuovamente, qualche anno fa, al vorticare delle crinoline e degli eleganti frac di un tempo, in alcune rievocazioni di danze in costumi ottocenteschi.


La compagnia di danze antiche
 Harmonia Suave di Carla Favata
a Palazzo d'Echifaldo nel 2019 




Donna Teodora Rinaldi
all'entrata del palazzo
si accinge a salire sulla sua SCAT 
 

Cenni bibliografici

- Francesco Maria Emanuele e Gaetani (march. di Villabianca), Della Sicilia nobile, Appendice, Parte 5 Voce "Eschifaldo" p. 468, Palermo, 1775

- Vittorio Emanuele Stellardi, Il Regno di Vittorio Amedeo II di Savoia nell'isola di Sicilia dall'anno MDCCXIII al MDCCXIX: Documenti raccolti e stampati per ordine della maestà del re d'Italia Vittorio Emanuele II, Botta, 1862

- “Atti della Gran Corte dei Conti delegata 1843 Primo Semestre”

- Francesco San Martino De Spucches, La storia dei feudi e dei titoli nobiliari di Sicilia dalla loro origine ai nostri giorni (1925), Palermo Scuola Tip. “Boccone del povero”, 1925

- Antonino Mango di Casalgerardo, Il nobiliario di Sicilia, A. Reber Editore, 1912-15

- Maria Laura Crescimanno, Un viaggio nell'Ottocento siciliano, rubrica "Heritage" su Gattopardo Magazine giugno 2018




Ringraziamenti ad Ernesto Messineo 


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