IL CONVENTO DEI FRANCESCANI DI PETRALIA SOPRANA
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Il convento di Santa Maria di Gesù dei Padri Riformati di Petralia Soprana è stato fondato all'inizio del XVII secolo, a qualche distanza dall'abitato. Delle sue vicende iniziali riferisce il religioso Pietro Tognoletto nel suo Paradiso serafico del fertilissimo Regno di Sicilia del 1667 (1).
Vito Amico, nel suo Dizionario Topografico (2) precisa che la costruzione avvenne su iniziativa della popolazione di Petralia Soprana, grazie ad un'eccezionale unione di forze: il terreno fu regalato dal Comune, i materiali vennero pagati dalla Baronessa del Landro, e la manodopera fu prestata gratuitamente dai petralesi stessi.
Tanto risulta dall'atto redatto nel 1611 dal Notaio D'Agostino.
Come appare lontana dal nostro attuale individualismo, questa catalizzazione di energie e mezzi per un progetto comune di grande respiro.
Dove si trovano oggi offerte di fondi o forze lavoro gratuite per l'edificazione di centri sociali, di scuole o di ospedali?
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Inciso all’ingresso della chiesa il ricordo della famiglia Squiglio e Bonamico che nel 1702 deteneva la baronia del Landro |
In breve tempo sorse così un grande complesso conventuale, costruito a pianta quadrata, con un ampio atrio luminoso e una chiesa spaziosa, arricchita da dipinti e statue realizzati da artisti di valore.
Al convento fu inoltre assegnato un vasto terreno circostante, che i frati curarono e trasformarono in un grande parco (3).
I lavori di costruzione dureranno oltre un decennio e a partire dal 1616, il cantiere coinvolgerà maestranze locali e forestiere: i costruttori Giovanni De Giovanni e Antonino Rinaldi di Petralia Soprana e il pirriatore Antonino de Lucca di Petralia Sottana, ma anche il famoso intagliatore napoletano Pietro Tozzo, cui viene affidata la realizzazione di un arco in pietra intagliata secondo il disegno del «mastro maragmario della religione dei riformati zoccolanti». Il figlio Martino costruirà poi nel 1623 un pilastro di campanaro per la chiesa.
Se c'è un luogo sacro alla memoria di Frate Umile da Petralia, questo senza dubbio è il Convento di S. Maria di Gesù, che fu certamente culla della sua vocazione.
Frate Umile nato a Petralia Soprana nel 1600-1601, aveva circa dieci anni nel 1611, anno di fondazione del Convento. Si può immaginare che egli abbia assistito con gli altri bambini del paese ai lavori di costruzione, e si sia intrattenuto con vari frati che sappiamo aver partecipato attivamente, come i terziari Fra Francesco Testanegra e Fra Carlo da Isnello.
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| L'originaria collocazione del Crocefisso di Frate Umile |
Negli anni 1623-24, durante la giovinezza dello scultore, la terribile peste nera, che da Palermo ha invaso tutta la Sicilia, giunge sino alle vette di Petralia. Diverse vittime dell'epidemia sono ancora oggi sepolte nel luogo.
E come non pensare a tanta sofferenza di allora, guardando il primo Crocefisso realizzato da un Frate Umile ventitreenne nel 1624, durante il suo noviziato (4). Installata nella Chiesa di Santa Maria del Gesù annessa al convento, l'opera vi è rimasta per oltre due secoli, prima di venire trasferita nella Chiesa Madre di Petralia Soprana.
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| Foto di Giuseppe Federico |
Ivi è stata anche spostata l'imponente tela della Madonna degli Angeli ritratta con Santa Chiara, San Francesco d'Assisi, Sant'Antonio di Padova e San Pietro d'Alcantara, opera del celebre pittore Gaspare Vazzano, detto lo Zoppo di Gangi, realizzata intorno al 1620.
Sin dalla sua fondazione, al convento dei Padri Minori Riformati di Petralia Soprana vennero fatte molte donazioni di libri preziosi, sia da parte dei frati che vi si stabilivano, che dalla nobiltà delle Petralie, o da colti borghesi, notai, farmacisti o avvocati, che provvedevano con lasciti testamentari, per non disperdere le collezioni di libri di famiglia e le loro raccolte di codici o di manuali.
Nacque così la preziosa libraria del convento, i cui volumi sono custoditi oggi dalla Biblioteca Frate Umile Pintorno. Mentre gli scaffali pregevolmente ornati, opera di ignoti frati francescani, sono oggi installati nel Palazzo Comunale.
Sotto la chiesa di Santa Maria di Gesù, nel corso dei lavori di ristrutturazione effettuati qualche decennio or sono, sono state scoperte tre stanze sotterranee, adibite ad ossario dei monaci.
Le stesse sono state riempite con i detriti e i materiali di risulta dei lavori.
Le due finestrelle circolari vicine all'arco esterno erano fori di ventilazione della sala ove erano un tempo deposte le mummie dei francescani del convento.
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In varie parti della Sicilia, da secoli esisteva l'usanza di mummificare i sacerdoti e frati di vari ordini e di disporli, vestiti di tutto punto, in cripte e sale annesse alle chiese. Ne sono esempi notissimi le Catacombe dei Cappuccini di Palermo o la “Fossa dei Parrini” di Gangi.
Il processo di mummificazione in genere prevedeva che il cadavere venisse posto in una stanza ventilata, drenato dei liquidi e riempito con paglia o foglie d'alloro. Qualche mese più tardi il corpo veniva lavato con l'aceto, vestito e posto in uno scaffale o appeso al muro, in apposita sala.
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| La sala delle mummie dei frati Foto del 1992 |
A differenza di altre chiese o conventi, a Petralia Soprana il locale non era sotterraneo, ma allo stesso livello della chiesa e adiacente ad essa. Nella sala è presente un altare e, allineate su due delle pareti, si vedono ancora tre serie di nicchie a volta (18 in tutto), in cui venivano installate le mummie dei frati del convento, ritte in piedi e sostenute ciascuna da un palo non visibile agganciato al fondo della nicchia.
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| Affresco di fine ottocento Palazzo Comunale |
Dopo il divieto delle mummificazioni, in seguito all'Unità d'Italia, vennero anche soppressi gli ordini e le congregazioni religiose. Confiscati i beni degli enti religiosi, il convento divenne di proprietà comunale e le salme vennero quindi portate via, a differenza di quanto è accaduto a Gangi, in cui, trovandosi nella Chiesa Madre, vi sono rimaste sino ad oggi.
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| Primi del XX secolo |
Sin dal 1866 entrambi i conventi dei Padri Riformati delle Petralie confiscati vennero adibiti a caserma, quello di Soprana venne occupato dalla 14° compagnia del 18° Reggimento di Fanteria.
Il parco che circondava il convento fu invece convertito nel 1880 in cimitero.
Successivamente, per vari anni il convento è stato sede della scuola di avviamento professionale (5).
Nelle fotografie e cartoline del primo Novecento, è visibile l'arco simmetrico a quello ancora oggi esistente, e che delimitava la recinzione dei giardini del convento. La sequenza di finestrelle al primo piano corrispondeva alle cellette dei frati.
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| Il secondo arco, oggi non più esistente, all'epoca in cui il convento era occupato dalla scuola |
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| Colonia estiva al convento |
Nel 1990 sono stati effettuati alcuni lavori di ristrutturazione, dopodiché l'edificio è stato abbandonato.
Le finestre sono ormai murate, le porte sono chiuse e non può più accedersi, come pochi anni or sono, neppure al chiostro, ormai invaso dalla vegetazione.
Ma chiudendo gli occhi, si può cercare di far rivivere il tempo evocato dallo storico Ferruzza Sabatino (3), quando, nella sua fanciullezza, il convento era ancora occupato dai francescani e costituiva per la gente di Petralia e dei dintorni, un luogo di incontro, ove trovare dai frati consigli, aiuto e sostegno in ogni vicenda della vita, un centro di aggregazione e di carità.
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| Il chiostro nel 1906 Foto Louis Meurisse |
Il convento è ormai privo del suo parco originario e compresso, da una parte, dalla scuola media e dall'altra, dal cimitero. E' rimasto solo l’ampio viale che inquadra prospetticamente la chiesa e che un tempo, era costeggiato da cipressi e cappellette in pietra affrescate con raffigurazioni rappresentanti le stazioni della Via Crucis. Il chiostro è divenuto una giungla.
Qui sotto, in una riproduzione di un affresco ottocentesco di Palazzo Pottino d'Irosa, l'originaria conformazione del convento e delle sue pertinenze.
Nella foto qui sotto, si vede ancora in primo piano, seppure già in gran parte distrutto, il muretto con cappellette della Via Crucis che delimitava il viale di accesso alla chiesa e al convento, la cosiddetta "Via Sacra".
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| Anni '30 : esisteva ancora la Via Sacra |
Oggi il convento è rimasto un luogo di pace, ideale per la meditazione. La purezza delle linee architettoniche, la visuale incomparabile sul dirupo e la vicinanza del cimitero sottostante, compendiano il senso di Impermanenza e quello di Assoluto.
Da una delle ultime finestre aperte
(luglio 2016)
"...Passò il gelido soffio de l'oblio
E su le gronde lacrimose stride
L'upupa immonda da la rupe scesa
Cadon le travi logore dal tarlo,
Ne distrugge i dipinti il tempo edace...."
Pietro Lopresti Inno alle Madonie, 1903
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| Il chiostro, nelle foto sopra allo stato attuale. |
Finalmente negli anni 2025 e 2026 è stato operato un ottimo restauro della chiesa di S. Maria di Gesù. Hanno rivisto la luce i merletti di pietra del '600 e le delicate tonalità pastello dell'intonaco di una volta.
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| 2026 Gli intricati decori di ispirazione vegetale che adornano la facciata della chiesa di S. Maria hanno suggerito ad alcuni un raffronto con il churriguerismo, una corrente artistica spagnola nata dal Barocco. Va evidenziato però, che la facciata della Chiesa di S. Maria di Gesù di Petralia Soprana precede di oltre mezzo secolo questa corrente, nata con la famiglia dei Churriguera, il cui primo esponente inizia a produrre solo nel 1690. |
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| Foto del 2016 prima del restauro |
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| Dopo il restauro del 2025-26 |
Ci auguriamo ora che anche il convento possa essere recuperato e tornare presto a nuova vita!
Note:
1 - Pietro Tognoletto, Paradiso serafico del fertilissimo Regno di Sicilia, 1667
2 - Vito Maria Amico, Dizionario Topografico della Sicilia p.342
3 - Francesco Ferruzza Sabatino, Cenni storici su Petralia Soprana. Palermo. Pezzino, 1938
4 -Testo del documentario Petralia Soprana - La città dei due castelli (Editrice Il Sole, 2002) Testo e regia di Giovanni Montanti - Consulenza storica Rosario Ferrara
5 - Mario Sabatino, U postali ô Patrinuostru. Come eravamo nel '900 a Petralia Soprana, edizioni Arianna, 2023
- G. Macaluso, Petralia Soprana guida alla storia e all’arte , Palermo 1986.
- G. Macaluso, Frate Umile Pintorno a Petralia Soprana scultore del XVII sec. , Palermo 1978.
- Rosario Termotto, Architetti e intagliatori nelle Madonie tra Cinquecento e Seicento, nuove acquisizioni documentarie su Ferdinando Chichi e Pietro Tozzo, in Storie e Architettura in Sicilia, Nº. 9, 2009, pagg. 68-72
- P. Kallogiannis, Tesi di laurea in Architettura, Petralia Soprana: ex convento di Santa Maria di Gesù dei Padri Riformati. Rilievo e restauro, Palermo.



























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