LA CHIESA FANTASMA



LA CHIESA DI MARIA SS. ANNUNZIATA DEL CARMELO A PETRALIA SOPRANA

C'era una volta a Petralia Soprana una chiesa, che è poi scomparsa senza lasciare tracce, neppure nella memoria degli abitanti.

Molti giovani non sanno neppure che l'odierna Piazza del Popolo fosse occupata, sino a soli novant'anni fa, dalla chiesa di S. Maria del Carmelo. Era la chiesa del convento dei Carmelitani, oggi adibito a municipio, e venne demolita durante il ventennio fascista per lasciare spazio alla realizzazione di quella che allora prese il nome di Piazza del Littorio.
Fatto ancora più curioso, le ricerche di una fotografia o persino di un disegno della chiesa, sono state assolutamente vane. Eppure esistono tante altre immagini del centro storico, risalenti ai primi del Novecento. 
Nella migliore delle ipotesi, alcune permettono di intravedere scorci della chiesa. Qui sotto, sulla destra, dalla parte opposta al Municipio, si notano un filo di muro e le tegole del tetto.


Sulla destra si intravede un filo di muro della chiesa

Come riferito da più persone, dopo la demolizione della chiesa, sull'argomento cadde un manto di silenzio, al punto che gli anziani, ad ogni domanda, come per un muto accordo, cambiavano subito discorso.
Perché? Forse per un oscuro senso di colpa? L'abbattimento non era infatti necessario e fu deciso a tavolino nel 1920 dal Consiglio Comunale in carica, solo per aderire a volontà politiche superiori. 

Da ciò è nata la spinta alla ricerca delle scarne tracce della chiesa scomparsa e degli oggetti sacri o artistici che, dopo la demolizione, vennero distribuiti in altri luoghi, o di quel che ne rimane...

Aspetto esterno della chiesa
Una prima descrizione della Chiesa si trova nel Dizionario Topografico della Sicilia di Vito Maria Amico, del 1759, e poi nel 1938 in Cenni storici su Petralia Soprana di Francesco Ferruzza Sabatino. Inoltre, Padre Guido Macaluso ha lasciato degli appunti in cui ha riferito i suoi personali ricordi.
Il piano di calpestio della chiesa era più alto di quello della piazzetta antistante, detta Piazza Sottana, e del Municipio, e vi si accedeva quindi da una scalinata semicircolare in pietra grigia di Billemi, appoggiata alla facciata.
Nella stessa, di tipo rinascimentale, sporgevano pilastri inglobati e un basamento realizzato in pietre sfalsate e in rilievo (bugnato). 
Si accedeva alla chiesa da un portale sovrastato da un rosone e da un timpano, con al vertice una croce in pietra bianca finemente intagliata.
SS. Maria Annunziata era considerata come la "chiesa dei nobili", e veniva scelta per i più sfarzosi matrimoni, in cui l'apparizione degli sposi nell'alto della scalinata, era attesa dai popolani nella piazzetta sottostante.

Alla parte posteriore dell'edificio era addossata la piccola abitazione di un privato.

Il passaggio sopraelevato dalla chiesa al convento
Due archi acuti sostenevano un corridoio coperto sopraelevato (simile al corridoio vasariano di Firenze) che congiungeva la chiesa al convento dei Carmelitani (attuale Municipio), all'altezza delle finestre del primo piano, permettendo ai monaci di circolare da un edificio all'altro. Questa struttura dava sicuramente un aspetto tipicamente medievale e racchiuso alla sottostante Piazza Sottana, ove già era presente il portico che oggi corrisponde a via Gorgarelli. 

L'interno della chiesa
Come ricorda anche l'Amico, l'interno era di particolare magnificenza, per la presenza di molti sepolcri nobiliari e di statue marmoree di pregio. La chiesa aveva una sola navata ma si allargava dai due lati, in varie cappelle gentilizie contenenti otto sarcofagi in pietra finemente intagliata. 

Frammento di sarcofago 

I resti di uno di questi sarcofagi sono tuttora visibili nel giardino del Circolo di Cultura, corrispondente all'antico chiostro del convento dei Carmelitani.

Frammenti di uno dei sarcofagi della chiesa del Carmelo

Si discute anche se il sedile in pietra installato in Piazza S. Michele non sia anch'esso parte di un sarcofago. Basta osservare come ne è realizzato l'angolo.


Piazza S. Michele

La cappella e il mausoleo Bonamico
Dai documenti custoditi nella Biblioteca Comunale di Petralia Soprana apprendiamo che nel 1599 la baronessa Raimondetta Bonamico fece erigere nella chiesa una grande cappella in onore del defunto marito Giovan Forte Bonamico, barone del Landro, originario di Polizzi. Per ciò si rivolse ad un noto artista dell'epoca, Pietro Tozzo, scultore proveniente da Napoli, che si era stabilito a Petralia Soprana e che vi aveva realizzato numerose opere per i nobili che vi avevano la loro residenza in quell'epoca.
Viene ricordato anche per essere stato il realizzatore del sarcofago voluto da Berna Scelfo, barone di Vaccarizzo, nella cappella della Chiesa di San Teodoro, così come del fonte battesimale della chiesa di S. Maria di Loreto.
La baronessa del Landro era quella stessa generosa nobildonna che più avanti, fra il 1610 e il 1611, si prodigò per la fondazione del convento dei Padri Riformati, e concluse la sua esistenza prendendo il velo.

Cappella Bonamico
opera di Pietro Tozzo

Le colonne che delimitavano le cappelle laterali della chiesa sono state in parte recuperate e si possono tuttora vedere, installate sul mausoleo della famiglia Castrogiovanni, presso il cimitero di Petralia Soprana. 


Mausoleo della famiglia Castrogiovanni

La cappella e il mausoleo Lo Squiglio
Un'altra cappella funeraria con un ricco mausoleo di marmi preziosi, sita a sinistra per chi entrava, era quella della famiglia nobile Lo Squiglio, che nel XVII e XVIII secolo risiedeva proprio nel palazzo adiacente alla chiesa del Carmelo, che è stato poi sostituito da Palazzo Pottino. Da questa famiglia prendeva nome la parte alta dell'attuale Corso Umberto, che partiva dal palazzo in questione: via Squiglio.
Nel 1668, nella cappella, dedicata a Sant'Antonino, la baronessa Antonia Parisi fece erigere un mausoleo in onore del defunto marito Pietro Giorlando Lo Squiglio, Barone di Galati e di Landro.
Racconta il Ferruzza che ai primi dell'800, il sacerdote Tommaso Macaluso, nell'eseguire dei lavori per il ripianamento del pavimento della chiesa, dovette far spostare il mausoleo, e nel corso dei lavori, vennero trovate varie verghe d'oro, ivi nascoste. Il loro valore consentì di rifare a nuovo l'interno della chiesa, impreziosendolo con stucchi dorati ed affreschi, ancora visibili all'epoca della successiva demolizione. Inoltre erano stati finanziati lavori di allargamento del convento, con la realizzazione di una nuova ala.


Sarcofago della famiglia Lo Squiglio

In occasione dei lavori, i marmi del mausoleo dei Lo Squiglio vennero riutilizzati per adornare l'altare maggiore. Una ricca lapide sepolcrale venne posta al centro del pavimento della chiesa. Al giorno d'oggi, della cappella Lo Squiglio rimangono solo il sarcofago che ospitò le spoglie di Pietro Lo Squiglio e frammenti della lapide.
Il primo ha subito varie vicissitudini, dopo la demolizione della chiesa, venendo adibito per diversi decenni ad abbeveratoio in via Gorgarelli, sotto il portico che si affaccia su Corso Umberto. Venne poi trasportato nella Biblioteca Comunale e di recente è stato installato nel Museo Civico. 



La lapide è citata nel manoscritto del Marchese di Villabianca custodito presso la Biblioteca Comunale di Palermo, che riporta l'iscrizione che vi era incisa. E' stata poi ricomposta sul muro dell'ex carcere. In origine, la parte superiore era incorniciata da due cavalli rampanti, simbolo araldico della famiglia Squiglio (da Esquilius, con riferimento appunto ad un cavaliere). 


La pietra di S. Alberto
Davanti alla facciata della chiesa, era presente una reliquia molto venerata, la "Pietra di S. Alberto". Infatti si narra che verso il 1307 S. Alberto di Sicilia, originario di Trapani, patrono dell'ordine carmelitano, venne ospitato nell'antico convento di Petralia Soprana.
Va precisato che questo convento, uno dei primi ad essere fondato in Sicilia nel XI secolo, non si trovava nella sede attuale, ma verosimilmente dove si trova oggi S. Maria di Loreto.



S. Alberto di Trapani

S. Alberto era spesso in peregrinazione lungo le strade assolate della Sicilia, per predicare, guarire, consigliare, sanare spiriti. Come ricorda l'Amico nel suo Dizionario Topografico, al suo arrivo a Petralia Soprana, egli si era appoggiato per riposarsi su due pietre, lasciandovi il segno. Queste pietre, divennero oggetto di venerazione e meta di pellegrinaggio da parte degli abitanti dell'intera Sicilia. Vi venivano deposti i malati per ottenerne la guarigione. 

Il Ferruzza Sabatino riferisce che quando nell'800, la chiesa del Carmelo venne sottoposta a lavori di ristrutturazione, come accennato sopra, le pietre o la pietra vennero spostate e sistemate in un luogo ignoto alla base di un muro della chiesa stessa, oppure del convento, per attirare la protezione di S. Alberto sull'edificio. 
Dopo il 1860 e l'Unificazione d'Italia, il convento e la chiesa annessa passarono all'amministrazione comunale e successivamente, come si è detto, alla fine degli anni '20, la chiesa fu distrutta. Si perse quindi la traccia del punto ove si trovavano le pietre di Sant'Alberto, che verosimilmente esistono tuttora in qualche muro della nuova ala del convento.


Madonna col bambino
XV secolo
Foto di Carmelo Spitale

Le statue e i bassorilievi della chiesa
Come riferito dal Ferruzza, sull'altare maggiore della Chiesa del Carmine, era collocata la statua in marmo raffigurante la Madonna col bambino, opera del XV secolo di Giovanni Macaluso di Petralia Soprana, da taluni attribuita ad Antonio Vanella, oggi custodita nella Chiesa di S. Giovanni Evangelista, nella foto qui sopra.


Icona - Madonna col bambino  sec. XVI ca.

Un'importante icona marmorea di bottega gaginiana si può tuttora ammirare nella chiesa del SS. Salvatore. Poggiata su di un capitello corinzio in cui è raffigurata l'Annunciazione, l'icona ospita una nicchia ove è collocata la statua della Madonna col bambino. L'iconografia lascia supporre che in luogo della nicchia, vi fosse in origine un tabernacolo. Infatti vi sono scolpiti un baldacchino che ricade ai lati, sorretto da 6 angeli e alla base, Gesù con i dodici Apostoli. 

 S. Alberto
XVII secolo

Non poteva inoltre mancare nella Chiesa del Carmelo la statua di S. Alberto, in legno scolpito e dipinto. realizzata in ambito siciliano nella prima metà del 600, statua che si può ancora ammirare nella chiesa del SS. Salvatore. Vestito di abiti carmelitani, con il caratteristico mantello bianco dell'ordine, il santo tiene un libro con la mano sinistra e protende in avanti l'altra, che in passato teneva un giglio. Sono questi i simboli con i quali veniva solitamente raffigurato.

S. Eligio

Un'altra statua lignea proveniente dal Carmelo è quella di S. Eligio, noto a Petralia Soprana come Sant'Alò. In effetti il santo patrono di orafi, maniscalchi e veterinari, si chiamava Eloi de Noyon e venne chiamato in Italia Eligio, Alo, Lò oppure ancora appunto Alò.


I dipinti della Chiesa
La chiesa era arricchita da diverse tele di pregio. Una prima è dedicata al profeta biblico Elia, padre dell'Ordine dei Carmelitani. Nell'opera, verosimilmente risalente al tardo Seicento, vediamo evocato un episodio del Vecchio Testamento: "Il Profeta Elia e la Vedova di Zarepta". Nel corso delle peregrinazioni dell'eremita, egli giunge a Zarepta, città vicina a Sidone. Alla porta della città, una vedova, mentre raccoglie fasci di legna col figlio, risponde pietosamente alla sua richiesta di un pezzo di pane.
Il quadro, che per un certo periodo fu custodito nella chiesa dell'Oratorio, si trova oggi alla Biblioteca Comunale Frate Umile.


Elia e la vedova di Zarepta . XVII secolo
Biblioteca Comunale Frate Umile

Il dipinto di autore ignoto della Sacra Cena, che risale al Settecento, è stato installato prima in Comune e poi alla Biblioteca Comunale ove è tuttora visibile.



La Sacra Cena. XVIII secolo. Biblioteca Comunale Frate Umile 

Nella sagrestia della Chiesa del SS. Salvatore è ora collocata l'Annunziatapittura del XVII secolo di cui parla Amico nel suo Dizionario Topografico


L'Annunziata
Sagrestia della chiesa del S.S. Salvatore

Qui sotto vediamo invece un quadro di cui rimane solo questa foto, dato che si tratta di dipinto andato disperso.

Dipinto che si trovava nella Chiesa del Carmelo
e andato disperso dopo la demolizione
(tratto da Petralia ieri e oggi di Mario Sabatino)

Infine un dipinto ad olio consacrato a Sant'Alberto.


Biblioteca Comunale Frate Umile Pintorno

La demolizione della chiesa nel 1928
Sin dal 1870 il convento e l'annessa chiesa erano divenuti proprietà del Comune. L'abbattimento della chiesa fu deciso nel 1920 dal Consiglio Comunale in carica, con la giustificazione ufficiale che la stessa fosse pericolante. Ciò non era vero, come venne illustrato in una petizione di cittadini volta alla sua conservazione, ritrovata nell'archivio comunale. In consiglio, si oppose solo il consigliere Damiano Colonna che, inascoltato, ricordò la grande venerazione di cui godeva la chiesa ed il suo alto valore storico ed artistico. Probabilmente tale decisione fu dettata dall'interesse dei nobili proprietari dei palazzi edificati proprio a ridosso della chiesa, a godere di spazio e luce. L'effettiva demolizione avvenne nel 1928-29.



1928-29. Nello sfondo a destra
le macerie della chiesa demolita

Archivio P. Cassaniti

La diaspora del contenuto della chiesa
Riferisce il Ferruzza che il contenuto della chiesa fu distribuito alle varie altre chiese di Petralia Soprana e che alla Matrice venne riservato tutto ciò che apparteneva alla Madonna, sia di arredi che di argenteria. L'organo e il pulpito, oggi non più esistenti, erano stati installati nella chiesa del Collegio di Maria.


Le campane
Il Ferruzza riferisce che alla Chiesa Madre furono assegnate le campane, di cui una fusa da Mastro Paolo Cambillo e Mastro Cipillo de Soanne da Petralia e che porta la data del 1138. 
La campana detta dell'Ave Maria della Madonna delle Grazie, è oggi installata nel campanile più antico della Matrice, e viene usata per annunziare le nuove nascite.


Campana dell'Ave Maria della Madonna delle Grazie

Un'altra campana, più piccola, è stata installata nella chiesetta della Madonna del Rosario di Tagliavia di Saccù, consacrata nel 1927.




Chiesetta di Saccù



Note bibliografiche:

- Vito Maria Amico, Dizionario Topografico della Sicilia nella traduzione dal latino di Gioacchino di Marzo, pag. 341.

- Francesco Ferruzza Sabatino, Cenni storici su Petralia Soprana, Palermo, Pezzino, 1938

- Guido Macaluso, Petralia Soprana, Guida alla storia e all'arte, Palermo 1986

- Guido Macaluso, appunti di, I Carmelitani a Petralia Soprana, precisazioni storiche, 1989

- Mario Sabatino, Petralia Soprana, ieri e oggi, Comune di Petralia Soprana, 1998

Mario Sabatino, U postali ô Patrinuostru. Come eravamo nel '900 a Petralia Soprana, edizioni Arianna, 2023




Ringraziamenti
(in ordine alfabetico)
a Pietro Cassaniti, Vittorio Federico, Rosario Ferrara, Domenico Gulino, Santo La Placa, Ernesto Messineo, Mario Sabatino e Carmelo Spitale.


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